domenica 29 settembre 2013

ce vogliamo raccontare giusta?

Uno degli enigmi più difficili da risolvere in Italia è legato al fatto che sulle questioni della politica in questo Paese non si sia mai in grado di raccontare in modo oggettivo i fatti. La stampa sembra incapace di rappresentare gli eventi senza interpretarli anche perchè una parte di questa è pesantemente influenzata dal legame proprietario che la lega al capo di uno dei maggiori gruppi politici italiani e accetta di tralasciare i più elementari principi che indirizzano la deontologia della professione di chi scrive sui giornali (o lavora per i media) raccontando frottole ai propri lettori/ascoltatori. Il problema è che, in generale, di rappresentazioni del come sono andate o vanno le cose se ne leggono poche e, spesso, molto parziali.
Proviamo a fare un  piccolo esercizio a poche ore da quella che sarà ricordata come una delle peggiori riaperture dei mercati per il nostro Paese con conseguenze che, temo, costeranno all'Italia interventi radicali e dolorosi.
Senza andare troppo lontano e ricordare come "un certo modo di interpretare la politica" abbia avuto il sopravvento negli anni ottanta, e senza ricordare che l'ipotetica fine di quel periodo venne plasticamente rappresentata dalla fuga del condannato Bettino Craxi, e senza entrare troppo nel dettaglio dei rapporti con il latitante in Tunisia di quello che immediatamente si orientò a diventare il punto di riferimento di quello stesso modo di interpretare la politica ossia Silvio Berlusconi, possiamo arrivare agli anni recenti.
Nel 2008 applicando una legge elettorale voluta dal centro destra, il cosi detto "porcellum" il Popolo delle libertà in alleanza con la Lega ottengono la maggioranza relativa nelle elezioni politiche e la maggioranza assoluta nei due rami del parlamento. I vincitori, forti di una maggioranza parlamentare potente e apparentemente inattaccabile, eleggono i presidenti delle due camere e formano un governo a guida di Silvio Berlusconi.
Di fronte alla crisi economica che, nello stesso anno, esplode in tutto il mondo il Governo Berlusconi, non interviene con azioni forti (che i numeri sarebbero in grado di sostenere) e, viceversa, attraverso le indicazioni del proprio ministro dell'economia, orienta il Paese ad un traccheggiamento che evita qualsiasi intervento forte sulla spesa, non interviene in alcun  ambito dell'economia - lavoro, finanza, pressione fiscale, evasione,strutture,opere pubbliche - anche perchè convinto che la "crisi sia temporanea e vicina alla conclusione". Nei tre anni successivi il premier Berlusconi e il suo ministro all'economia Tremonti più volte intervengono raccontando agli italiani che la crisi è soprattutto psicologica, che i ristoranti sono sempre pieni, che i dati macro indicano la ripresa in arrivo etc etc. Intanto i dati macro e micro tracollano, i centri studi di Confindustria e Banca d'italia impietosamente mostrano gli effetti di una mancata governance venendo attaccati duramente dal premier Berlusconi e dal ministro dell'economia Tremonti  (i responsabili degli uffici studi vennero ripetutamente attaccati e definiti Corvi e incompetenti, mentre l'allora Governatore della Banca d'Italia venne più volte attaccato dal governo).
Mentre il Paese tracollava il Governo cercava di imporre norme a tutela del premier, le emergenze sul tavolo del Governo, infatti, furono tutte orientate alla riforma del funzionamento della magistratura e all'emanazione di leggi che fossero in grado di ridurre il rischio di condanne al Premier Berlusconi.
La forzatura sul fronte delle norme ad personam e su quello della riforma della magistratura finirono per il generare qualche "mal di pancia" in una parte della compagine vincitrice delle elezioni con progressivo sfarinamento della maggioranza culminato in un vero e proprio tracollo in concomitanza con il manifestarsi esplicito degli effetti del non governo sul fronte economico.
Nel corso dell'autunno 2011 il Paese ha iniziato a manifestare segni di cedimento sempre più gravi e il sistema finanziario (prima), economico e politico (poi) internazionale ha iniziato ad attaccare l'Italia, sia attraverso il costo imposto dai mercati al rinnovo del debito pubblico (volgarmente e sinteticamente rappresentato dallo spread il cui indicatore, fino allora sconosciuto alle masse, finì con il rappresentare drammaticamente lo stato di malattia del Paese arrivando a superare abbondantemente la soglia dei 520 punti sui Bond tedeschi), sia attraverso l'imposizione di regole forti sulla gestione della finanza italiana e sull'incremento del debito pubblico (ossia attraverso l'imposizione di taglio e/o nuove tasse).
Di fronte a questo terremoto e in mancanza di una maggioranza in parlamento, il Premier Silvio Berlusconi decise di dimettersi.
Il Presidente della repubblica Giorgio Napolitano invece di sciogliere le camere e dare la parola agli elettori portò al Governo il professore Mario Monti nominato in fretta e furia senatore a vita.
Così il parlamento a maggioranza assoluta di centro destra votò un "tecnico" come primo ministro il quale raccolse anche i voti del centro sinistra giustificati dalla scelta di "responsabilità" suggerita dal Presidente della repubblica stesso.
Il governo "tecnico" di fronte alle rigide richieste (ineludibili e non trattabili) intervenne poco sulla spesa e discretamente sul fronte tasse ad esempio introducendo un primo aumento dell'Iva, un aumento dell'imposizione fiscale sulla casa (IMU) e votando un successivo aumento dell'Iva stessa per il 1 Ottobre 2013. Il governo (dove i tecnici puri erano affiancati da tecnici indicati dai due maggiori partiti che sostenevano la coalizione) varò anche alcune leggi in grado di modificare alcuni elementi che strutturalmente appesantivano il funzionamento del Paese (uno importante, sebbene un po' pasticciato, fu quello sul lavoro connesso a quello sull'età pensionabile), e varò  a furor di popolo (con la grancassa mediatica al sostegno da destra come a sinistra) la cosiddetta legge "Severino" sull'ineleggibilità e la decadenza degli amministratori pubblici con condanne pesanti e per reati "contro" lo stato.
In piena fase di lavoro il Governo Monti venne aggredito pesantemente dal principale pilastro sul quale si reggeva in parlamento, ossia il PDL che, pur votando ogni legge che il Governo presentava, iniziò a prendere le distanze dalla compagine ministeriale dando vita ad un balletto psicologicamente definibile come "bipolarismo", per un verso sosteneva il governo nelle sue azioni, per un altro non si riconosceva nelle decisioni che approvava.
Alla fine il "capo" del partito di maggioranza relativa PDL Silvio Berlusconi "stacco la spina" al governo Monti e il Paese andò a elezioni.
La campagna elettorale si giocò tutta sul bipolarismo, da una parte il Governo Monti accusato di essere tassaiolo, e sostenuto dai vecchi apparati del comunismo italiano, e dall'altra il capo della coalizione di centro sinistra che tra una birra e un toscano elargiva battute di stampo bucolico-ornitologico-psichedelico, in mezzo il "leader" di centro che le prendeva da ogni parte e sui lati un attore "prestato" alla politica il cui programma elettorale si riassumeva nel "tutti a casa...cazzo".
Il risultato (complice una legge elettorale allucinante mantenuta in vita dal precedente parlamento) è stato un drammatico pareggio  a tre.
La scelta della "politica" dopo i risultati elettorali è stata quella di dare vita ad una "grosse Koalition" all'italiana salutata da tutta la stampa (a destra come a sinistra) come l'emblema della pacificazione nazionale.
La famiglia Letta al comando e un governo con grandi numeri a manovrare le leve del Paese.
Pochi mesi di avvio nei quali il partito minoritario PDL spinto dal proprio capo e dai propri elementi di spicco (Brunetta, Santanchè, Verdini etc) ha finito con il bloccare ogni intervento in grado di attaccare la crisi o agevolarne il superamento basando la propria presenza esclusivamente su  due richieste esplicite, eliminazione dell'IMU sulla prima casa e eliminazione dell'aumento IVA previsto per ottobre 2013. Nessun provvedimento è stato preso nei mesi di governo per modificare la struttura fiscale che uccide la capacità delle imprese di operare, nessun intervento sul cosiddetto "cuneo fiscale", nessun provvedimento sul fronte "lavoro", nessun provvedimento sul taglio delle spese e, in sostanza, nessun intervento in grado di eliminare l'IMU sulla prima casa e di non dare applicazione alla legge sull'aumento dell'IVA voluto dal governo Monti a maggioranza PDL.
Quindi un governo che non ha governato e si è limitato a litigare su IMU e IVA senza essere in grado di toccare alcuno dei temi scottanti di governance bloccato, appunto, da questi imperativi imposti da Silvio Berlusconi e dalla sua coorte.
Gli effetti di questo non governo sono stati palesati (ancora una volta) dai centri studi, che drammaticamente hanno reso evidente lo stato del paese assai diverso da quello raccontato dal Governo e dai media. Disoccupazione in crescita esponenziale (con punte del 40% per i giovani), tassazione solidamente al di sopra di un livello compatibile con l'esigenza di investire nel rilancio delle imprese o dei consumi, produzione in continuo calo, debito pubblico in continua crescita, rapporto tra produzione e debito pubblico superiore alla soglia oltre la quale l'Unione Europea applica sanzioni).
Questo è oggi lo stato del Paese oggi 29 Settembre 2013.
In parallelo a questa descrizione abbiamo un'altra storia fatta di processi, di leggi per evitare processi e condanne (da quella sul falso in bilancio a quelle sulle prescrizioni) e legata alle vicende personali di un signore che, nel suo operare quotidiano, si è trovato troppo spesso a tu per tu con regole che non sempre ha rispettato e non è riuscito a modificare ex post.
Tra i processi che il signore in questione (oggi festeggiante il proprio 77mo compleanno: Silvio Berlusconi) uno, miracolosamente, è riuscito ad arrivare alla propria naturale conclusione, senza prescrizioni varie e senza interventi a posteriori per evitare le condanne. Il signore in questione è stato condannato definitivamente a 4 anni per evasione fiscale e, in conseguenza alle leggi che lui stesso ha votato, prima, e celebrato, poi in campagna elettorale, deve decadere da Senatore e non può essere eletto per i prossimi sei anni.
Invece di "accettare" gli effetti dell'applicazione di leggi dello Stato che ha a lungo rappresentato il signore in questione da 57 giorni "ricatta" il Paese chiedendo che le leggi dello Stato (ad iniziare da quella da lui votata e celebrata) non siano applicate a lui.
Il ricatto lo porta a imporre ai propri 181 deputati le dimissioni "in bianco" a scadenza legata all'applicazione della legge da lui stesso votata (e da molti dei 181 presenti nel precedente parlamento).
Il ricatto porta lo stesso signore a imporre le dimissioni ai ministri legati al suo partito con conseguente crisi di Governo.
Per riassumere nelle prossime ore l'effetto combinato di una serie di veti che hanno impedito interventi forti da parte del governo di coalizione e di un ricatto contro l'applicazione della legge votata da un parlamento in forma plebiscitaria porteranno a:
a) attacco pesante alla finanza italiana con effetti fortemente depressivi sui titoli borsistici e sui risparmi degli italiani (e ulteriore riduzione di barriere all'entrata di investitori stranieri eventualmente interessati alle spoglie di qualche nostra impresa);
b) aumento vertiginoso del costo del rinnovo del debito per effetto del nuovo aumento dello spread;
c) applicazione della legge sull'aumento dell'IVA voluto dal precedente governo a maggioranza PDL con conseguente ulteriore effetto depressivo sull'economia del Paese;
d) non conversione del decreto sull'IMU prima casa con pagamento della stessa entro la fine dell'anno;
e) non conversione del cosiddetto decreto del "fare" che eliminerà alcuni interventi tampone a sostegno dell'economia.
Questa è la storia senza fronzoli e interpretazioni. Lunga da scrivere perchè racconta 5 anni come difficilmente sono stati raccontati.
E' una storia con un finale da scrivere ma che costerà molto agli Italiani e, soprattutto, alle fasce deboli di questo Paese già in grossa difficoltà.
Un finale che potrebbe portarci a nuove elezioni con un sistema elettorale allucinante, ulteriori mesi di "non governo" e le premesse di un vero e proprio commissariamento da parte della Commissione Europea con effetti "tipo Grecia" che, ancora una volta, finiranno con il fare male a  chi è più debole.
Prosit

venerdì 22 febbraio 2013

Elezioni: come finirà?

Ormai siamo arrivati alla fine di questa campagna elettorale e tra poche ore andremo a votare. Iniziano già a circolare ipotesi sui risultati che si basano su quello che i sondaggi, più o meno segreti, provano a suggerire.
Senza l'ausilio di questi strumenti di rilevazione provo a tracciare un quadro del risultato che, dal mio osservatorio molto personale si andrà delineando dalle ore 14 di lunedì 25 Febbraio.
Iniziamo da una constatazione da queste elezioni esce un sicuro perdente ed è il cittadino italiano o, meglio, il Paese.
La campagna elettorale, infatti, non ha proposto nulla (o quasi) di concreto, da nessuna parte politica si è provato a fare proposte reali, costruttive, concretamente e sistemicamente  attuabili. Quando si è provato a farlo si è comunicato male e parzialmente il proprio pensiero.Tanti slogan concentrati su pochissimi temi, la maggior parte dei quali di impatto ma mininali se valutati in prospettiva di governo (uno fra tutti il tema IMU sulla prima casa). La campagna elettorale ha messo in evidenza la pochezza della classe politica e delle organizzazioni politiche, ma, soprattutto, ha reso chiaro il "pensiero" della politica sull'elettorato. In sostanza chi più e chi meno ha ritenuto di rivolgersi all'elettore attraverso semplificazioni, battute, provocazioni senza costrutto considerandolo incapace di "ragionare". Inoltre, la campagna elettorale si è andata ancora più che nel passato, polarizzando sulle "facce" dei candidati premier (o "candidati non si sa se premier" come Berlusconi, o "Non candidati Premier ma è lo stesso" come Grillo, o "ex candidati premier come Giannino"). Personalizzazione che non ha avuto nemmeno l'opportunità di svilupparsi appieno attraverso un bel confronto televisivo tra le "facce" soprattutto per la furbetta volontà di evitare confronti manifestata da Berlusconi e Grillo.
La sconfitta del Paese si potrà leggere attraverso i numeri che ci verranno mostrati lunedì a metà pomeriggio sulla composizione del senato. Purtroppo la previsione è quella di numeri che indicheranno l'inconsistenza di una prospettiva di stabilità (con una Camera maggioritaria secondo quanto previsto dal Porcellum e un Senato dove difficilmente, anche con l'apporto di Monti e dei centristi si registrerà un fronte maggioritario solido). Da lunedì notte vedremo come reagiranno mercati, spread, alleati internazionali etc etc.
Oltre alla riflessione macro come andranno le elezioni a livello micro?
Proviamo a buttare giù qualche riflessione da "fanta politica".
Tra i vincitori apparenti avremo Grillo e il movimento 5 stelle. Numericamente la vittoria sarà inattaccabile, che il movimento arrivi o superi o si avvicini alla soglia del 20% sarà del tutto indifferente, l'idea stessa che un movimento da zero arrivi ad avere circa (o più) di un quinto dell'elettorato rende inoppugnabile la vittoria. Vittoria di approccio, vittoria di metodo, vittoria di strategia. Sarà una vittoria reale? Difficile a dirsi perchè mandare in parlamento con il meccanismo delle parlamentarie (sul mulino il processo è ben studiato da Federico Fornaro) è davvero un grande rischio sia per la "stabilità" degli eletti, sia per la professionalità e competenza specifica di chi dovrà legiferare in una momento tra i più drammatici della storia del Paese.
Altri vincitori? Difficile individuarne. Maroni potrebbe risultare vincitore (ma il vento delle ultime ore pare orientato in modo avverso al suo progetto) ma anche da eletto si troverebbe con un partito decimato, una prospettiva di diaspora e di implosione del "Modello lega" già in pratica avviata dal sindaco Tosi. La scelta di "correre" e di farlo abbracciando Berlusconi alla fine si dimostrerà mortale per il vertice leghista.
Indirettamente un vincitore sarà lo "sconfitto" d'autunno ossia Matteo Renzi al quale il ridimensionato sistema PD dovrà finire con il chiedere in ginocchio di farsi portatore del cambiamento. Ma questo tema meriterà un ulteriore approfondimento.
Sconfitti? Molti in modo schiacciante, alcuni in modo mediato.
Sicuramente i "vecchi arnesi" della politica. I Fini, Casini, Larussa, la cui consistenza elettorale verrà del tutto annullata più che ridimensionata. Sconfitto Giannino la cui patologica propensione alla millanteria ha reso inconsistente un approccio diverso e strutturato al tema politico. Sconfitta (con il dubbio sulla partita del governatore di cui sopra) la Lega, la cui scelta di giocare tutto sul grande nord senza il "coraggio del passo indietro" livello politico nazionale  e la cui folle decisione di allearsi con Berlusconi finirà per rendere chiaro il ridimensionamento del movimento e aprirà la strada ad un processo di revisione interna dagli sbocchi imprevedibili.
Sconfitto sarà Ingroia e con lui l'intero gruppo dirigente (vecchio e nuovo) che non troverà posto in parlamento e contribuirà direttamente a rendere impossibile alla sinistra riformista di avere un ruolo forte nel rilancio del paese. La perenne maledizione dell'ideologia massimalista a vocazione autodistruttiva che si perpetua.
Sconfitto sarà Monti che nel giro di un paio di mesi si troverà da salvatore della patria a leader capace di raccattare poche percentuali di punti (a questo proposito credo sia giusto ricordare che solo quaranta giorni fa si ipotizzava la valutazione positiva o negativa del risultato di Monti partendo dalla soglia del 15%!!) con l'oggettiva possibilità di non potere essere nemmeno determinante nella costituzione di una maggioranza SOLIDA al senato per una nuova "grande coalizione".
Sconfitta l'alleanza riformista di sinistra (o centro sinistra se vogliamo considerare anche il cavallo di razza Tabacci). Sconfitta perchè dimostrerà di non avere saputo "portare a casa" il risultato che i disastri del sistema Berlusconi hanno generato, perchè dimostrerà di non avere colto il vento del cambiamento o di non essere stata in grado di spingere il proprio apparato a farsi da parte per lasciare che il cambiamento spingesse le proprie vele. Partire in campagna elettorale con sondaggi superiori al 40% e ritrovarsi a "sperare" che Monti possa assicurare la governabilità sarà l'emblema della sconfitta. Sconfitta che, a differenza di tutte quelle precedentemente descritte, potrebbe lasciare un piccolo margine di recupero qualora il leader fosse in grado di un formidabile colpo di reni lanciando un progetto di governo davvero innovativo supportato da scelte di ministri e sottosegretari altrettanto "diversi" dal passato (anche qui credo valga la pena di andare a leggere le indicazioni di "nomenclature" che solo 40 giorni fa dalla Puppato ai maggiori esponenti del PD andavano ipotizzando - D'alema agli esteri, Veltroni/Vendola alla cultura, Bindi al welfare.......). Ne avrà il talento? Ne avrà la forza? Ne avrà l'opportunità?
Capitolo a parte riguarda Berlusconi.
La contraddizione vivente dello scenario politico italiano rimarrà tale anche da lunedì. Premettendo il fatto che, purtroppo, le intenzioni di voto spesso si nascondono (per vergogna?) quando si riferiscono al cavaliere (il che potrebbe ancora una volta portare ad un risultato maggiore di quanto si paventi oggi), pare abbastanza difficile immaginare un risultato diverso da quello che possa collocare il suo raggruppamento ad un ruolo secondario per il futuro sistema di maggioranze, soprattutto laddove la sfida del nuovo governo (a difficile maggioranza stabile) dovesse orientarsi dall'inizio verso proposte di "legittimità" e di riordino del sistema di regole (con la sostanziale possibilità di ricevere supporto importante dal movimento Grillino). Diverso potrebbe essere il ruolo di intermediazione (qualcuno potrebbe dire di ricatto)che Berlusconi potrebbe giocare sul campo prettamente economico, ma anche in questo caso risulterà difficile immaginare un sistema di scambio che potesse prevedere i salvacondotti a cui da sempre mira il Cavaliere con riferimento alle proprie condizioni patrimoniali e penali. Da questo punto di vista il ventilato super successo di Grillo potrebbe essere la cartina di tornasole della sconfitta del signore di Arcore.
Come sempre rimane la speranza di un elettorato in grado di valutare oltre i limiti della campagna elettorale e dei registi della stessa. Dobbiamo augurarci di non dovere ricordare la frase cult del film di Salvatores "mediterraneo"......

martedì 22 gennaio 2013

cosa succederà?

Manca un mese alla data delle elezioni, le candidature sono state depositate e le alleanze sono state definite. La fine della seconda repubblica, data per certa solo pochi mesi fa, sembra non essere proprio alle porte. Il "porcellum", da una parte, e una certa incapacità della politica di "cogliere l'attimo", dall'altra, sembrano preparare uno scenario non propriamente nuovo per il sistema Paese.
Proviamo a fare qualche riflessione e a metterla nero su bianco in modo da potere verificare se le sensazioni che si respirano ad un mese dal voto tra 31 giorni saranno confermate.
1) la campagna elettorale non si gioca sul confronto reale tra idee, numeri, proposte e loro verifica. Tutti a sparare proposte demagogiche (forse il solo Giannino mette nero su bianco dei numeri, ma lo fa partendo da un paio di presupposti non concreti (uno su tutti la possibilità di dismettere in breve tempo a prezzi simil mercato un'ingente massa di patrimoni pubblici per finanziare il rientro del debito). Dalla riduzione delle tasse, alla revisione (cancellazione dell'IMU) fino ad arrivare alla più inattuabile delle riforme (il 75% delle tasse pagate dai lombardi in lombardia) la gran parte delle "idee" suonano di demagogico e sono destinate a durare fino al 24 febbrai (come da prassi negli ultimi 19 anni di storia);
2) Berlusconi per ora determina l'agenda, proprio partendo dalla sua innata capacità di "sparare" parole, numeri, affermazioni senza lasciare che nessuno gliele confuti (dal non avere messo le mani in tasca agli italiani smentito da tutti i numeri sulla crescita della pressione fiscale - oltre 6 punti in percentuale - fino ad arrivare a posticipare a dopo la "discesa in campo" il buco disastroso di Standa - attribuendo alla sinistra con i suoi Boicotta Berlusconi il tracollo di un'idea imprenditoriale - o a dimenticare i salvataggi normativi - dal falso in bilancio fino a tutte le norme su prescrizione etc -). Gli altri lo seguono (tutti a parlare o straparlare di tasse, di lavoro, di agende e di "innata capacità al governo proprio e di incapacità dimostrata dagli altri). Dopo 24 anni dalla caduta del muro rimaniamo l'unico Paese occidentale dove un capo partito fissa gran parte della propria capacità persuasiva sulla paura dei "comunisti e della sinistra" e la "sinistra" non riesce a fare di meglio che evocare le "cattiverie dei ricchi e la conseguente necessità di tassarli";
3) Le liste sono infarcite da membri degli apparati (e l'appartenenza spesso coinvolge giovani e donne che, teoricamente, dovrebbero rappresentare il nuovo). Il meccanismo di appartenenza non è mutato è vede trionfare nel pdl/lega i soggetti "vicini-protetti-di supporto" del capo al centro e a sinistra con l'aggiunta di un curriculum di militanza certficificata. Qualche buon nome per la verità appare soprattutto a Sinistra e con Monti. Nessuna novità (anzi) tra i pidiellini e la lega.
4) Le uniche vere novità si dividono in due sottocategorie, la prima legata alle liste Ingroia e  Fermare il Declino - Giannino - entrambe destinate a recitare un ruolo di guastafeste (o peggio) nei rispettivi campi di intervento, ed entrambe (più Giannino che Ingroia a quel che pare ad oggi) destinate a non riuscire a recitare alcun ruolo (ammesso riescano ad entrare in parlamento).
La seconda categoria vede le due vere "novità" della partita. Monti e Grillo. Per la seconda Lista è chiaro che la tornata elettorale si chiuderà con una buona rappresentanza (minore di quanto ipotizzino oggi i giornali) ma, comunque, con un numero di deputati e senatori importante e destinati ad essere oggetto di interessi e prebende dal loro insediamento in poi.
La prima novità (Monti e arbusti) pare essere una rivisitazione del progetto Mastella ossia una forza voluta per evitare sia una vittoria di Bersani, sia un ruolo importante di Berlusconi. Ad oggi la partita sembra doversi giocare solo al senato e la sensazione è che di questo passo la "ciambella" Monti potrebbe finire con l'essere controbilanciata dalla "zavorra" Vendola. Insomma nulla di nuovo sotto il sole;
5) Bersani pare essere animato dalla stessa strana modalità suicida che vide Occhetto, prima, e Prodi, poi, dilapidare in campagna elettorale il tesoretto di credibilità accumulato prima dell'avvio della stessa. Sul fronte televisivo è di una noia mortale (niente luce negli occhi, nessuna capacità di modificare il tono di voce monocorde, un'esasperazione assoluta del tono da "affidabile" che si è voluto -o gli hanno voluto- cucire addosso). Sarebbe interessante capire chi gli fa da regia (a partire da chi l'ha  mandato da Vespa in contemporanea al match  Santoro/Berlusconi) o chi gli suggerisce di l'indice delle uscite giornaliere....Monti recita il ruolo del politico ma, alla lunga, non pare credibile anche senza loden continuando a parlare di quanto ha salvato l'italia e di quanto gli altri non gli abbiano permesso di fare un buon lavoro, passando dall'agenda Monti alla seconda agenda Monti per arrivare alla futura neo agenda Monti;
6) Ci sono poi i prossimi "desaparecidos" da Fini ormai relegato al nulla con la sua semi inutile piccola struttura, Di Pietro con il suo "saltiamo un turno dalla prima fila", LaRussa con la sua piccolissima pattuglia di ondivaghi tricolori e Pannella con l'ultima giravolta per assicurarsi uno spazio bruciato dall'inconsistenza delle ultime tornate elettorali (che, tra l'altro, hanno offuscato le potenzialità di Emma Bonino).
Morale? Se andrà bene Berlusconi e la sua pattuglia di "amici stretti" non avranno un ruolo determinante, ma in caso di stallo tra i veti incrociati Vendoliani/Montiani il pericolo di  una "piccola coalizione" del tiramo a campà si presenterà di fronte a noi con il problema legato al non avere più un "mario" da potersi giocare....
La lombardia si troverà con un governatore leghista e un potere ciellino depurato dalla parte di ciellini "istituzionalisti e non cdoizzati".
A meno che....qualcuno non decida di giocare una partita diversa definendo agende, ipotesi, presentando progetti reali, comunicando da leader e non da Follower, aggredendo le zone putride del berlusconismo e quelle "trilaterali" del centrismo.
Dando valore ad un progetto riformista che sappia coniugare principi sociali e innovazione istituzionale (non è la flessibilità del lavoro il dogma ma la centralità del lavoro e la sua creazione/salvaguardia, non è la revisione della spesa pubblica la sfida ma la sua finalizzazione efficiente, non è la "crescita" tout court il traguardo ma la creazione e il presidio di valori economici e sociali nuovi e vecchi.
L'esigenza, non è la patrimoniale o la solita balzana idea di Amato della tosatura una tantum la soluzione, ma la forte spinta alla ridefinzione delle logiche fiscali e la loro rigida attuazione per "pagare meno e pagare tutti". Non è l'illuministica idea del diritto allo studio la panacea, ma la realizzazione di progetti per il rilancio dell'offerta formativa a tutti i livelli accettando di mettere in soffitta le "rivoluzioni pedagogiche" del Berlinguer o le illusioni teoriche del normalista Mussi per tornare a ridare senso agli investimenti in formazione e alla selezione meritocratica dei formatori (a costo di rimandare a scuola migliaia di docenti più o meno precari la cui capacità e competenza formativa nessuno ha mai davvero valutato).
L'esigenza è quella di tornare a proporre idee e progetti che rimettano al centro della politica sia il lavoro, sia il welfare, sia le regole sia le priorità nel gestire le risorse, sia la legalità sia volontà di riequilibrare le enormi aree di diseguaglianza che bloccano la crescita del Paese.
Un mese per provarci.....ma è nelle corde di questa "nuova meravigliosa armata"?