martedì 21 febbraio 2017

Riflettendo: Grazie per esserci

Riflettendo: Grazie per esserci: Oggi ne compio sessanta Oggi compio 60 anni non lo scrivo per aumentare il numero di persone che mi fanno gli auguri, anche se confesso d...

Riflettendo: Slogan, ignoranza, individualismi e politica.

Riflettendo: Slogan, ignoranza, individualismi e politica.: Come sempre il mio amico che mi chiama da qualche paese con fuso  orario molto diverso dal nostro mi  offre l'occasione per una riflessi...

Slogan, ignoranza, individualismi e politica.

Come sempre il mio amico che mi chiama da qualche paese con fuso  orario molto diverso dal nostro mi  offre l'occasione per una riflessione almeno un pochino distaccata. Ma cosa succede in Italia è la domanda che ritualmente (ad ogni "casino") mi viene rivolta.

Ed ogni volta è più difficile rispondere. Ma come può un Paese che negli ultimi 100 e passa anni ha avuto Croce, Malagodi, Don sturzo, De Gasperi, Moro, Spadolini, Nenni, Lombardi, Matteotti, Gramsci, Berlinguer, gli Amendola e ne dimentico un sacco, come può un Paese avere scordato le proprie tradizioni ideologiche, politiche e democratiche?

Cosa ha ridotto il Paese a questo continuo  e decadente rincorrersi di insulti e distinguo? Non abbiamo una destra/destra, non abbiamo una forza davvero liberale, non abbiamo una realtà conservatrice moderna, non abbiamo una forza socialista e riformista, non abbiamo un vero partito  di  sinistra moderno.

Perchè? Io credo che le cause di questo decadimento,  che pare non avere un punto finale, siano da ricercarsi prima di tutto  sulla mancata formazione in grado di avviare una selezione della classe politica italiana.

Quando una trentina di anni  fa (più o meno)insieme a qualche altra persona si  propose alla nascente "cosa della sinistra italiana" di investire in formazione della politica e da quando questa proposta l'ho provata a riproporre un po' a tutti (unica piccola eccezione fu Marcello Dellutri con i suoi circoli, ma presto fu disorientato da altrui interessi), quando  proposi a tutte le forze politiche di investire in formazione (economica, sociale, politica, giuridica, amministrativa, imprenditoriale) avevo chiaro in mente il rischio che la politica avrebbe  corso senza un vero e serio investimento in formazione (e una conseguente scelta di  selezione per merito e non per appartenenza).

La scelta di tutti, invece, è stata quella di investire nel "marketing" nel "brand" negli slogan più o meno efficaci. Siano questi legati al mondo tradizionale (la sinistra) dei  congressi  e dei convegni, sia un po' più moderna (il cdx berlusconiano) con le tv e gli altri media, sia un po' più avanti come il "movimentista" grillo, tutti hanno scelto  di investire nel "comunicare" ad effetto senza curarsi ne' della possibilità di realizzare i progetti comunicati, ne' delle leve da agire per poterli affermare.

A questa deriva di  involuzione culturale si è associata una forsennata scelta di collegare idee, slogan, proposte politiche all'uomo forte(per ora il genere femminile è rimasto marginale sebbene qualche tentativo si è visto con la Meloni). L'individuo/capo come garanzia della fattibilità di ogni progetto (velletario o concreto che fosse). E con l'individualismo si è persa la cultura della critica, del confronto, del "fare sistema".

Il capo si circonda esclusivamente di yes man/woman che celebrano il capo fino a quando il capo mantiene lo scettro del comando. E il capo guida come un monarca i partiti. Una leadership così strutturata non prevede confronti congressuali reali e, quindi, evita la necessità di carotare contenuti o idee. E via con gli slogan sempre più roboanti e autoreferenziali. Quello che una volta si chiamava arco costituzionale, ormai è un pullulare di personaggi autoreferenziali incapaci di dare un senso politico al loro agire e prontissimi a presentarsi sul palco attraverso distinguo sempre più urlati e sempre meno utili a qualsiasi idea di costruzione. Coerenza, ascolto, memoria, concretezza, solidarietà sono termini che non si possono associare a questa classe politica mediamente ignorante e oggettivamente nella maggioranza dei suoi esponenti scarsa.

Come sempre aspetteremo di arrivare in fondo al barile ed intanto il Paese soffre e va alla deriva su tutti i fronti malgrado i tanti che, giorno per giorno, nei propri ruoli di responsabilità (grande o piccola) continuano a remare faticosamente per tenerlo a galla.

martedì 24 gennaio 2017

Grazie per esserci

Oggi ne compio sessanta

Oggi compio 60 anni non lo scrivo per aumentare il numero di persone che mi fanno gli auguri, anche se confesso di provare grande piacere nel ricevere auguri.
Scrivo perché ho voglia di condividere con le persone che mi vogliono bene un evento per me importante. Non è importante per i 60 anni perché, come sempre, il compleanno è una data di passaggio come dire, obbligata ed ognuno è importante allo stesso modo.
È importante per me condividere la felicità e la gioia che provo nel esserci arrivato a questo “traguardo”.
In sostanza, vorrei condividere con le persone che mi vogliono bene il mio stato d'animo, convinto che proprio perché mi vogliono bene potranno trarre un po’ di gioia condividendo la mia felicita nell'essere arrivato ad oggi.
Va fatta prima di tutto una premessa. Chi deve affrontare una malattia impegnativa come è il cancro reagisce in tanti modi, ma c'è una costante che accomuna tutte le persone che affrontano questo problema. Questa costante è il guardare avanti ponendosi di  fronte a alcuni “grandi quesiti” che si riassumono sempre nella domanda  “arriverò a….” e poi ognuno ci aggiunge una data che per lui o per lei ha un significato, rappresenta una meta, un desiderio, un sogno. Il fatto stesso di porsi questo genere di quesiti mette in chiaro che un cancro modifica, comunque, l’approccio al vivere permettendo (in un certo senso regalando) nuovi punti di vista e nuove (forse più appropriate) prospettive.
Nel mio caso le date erano due la prima era la laurea di Betty la seconda era oggi.
Nel primo caso ero consapevole che la data importante non prevedeva necessariamente la mia presenza. Betty ci sarebbe comunque arrivata anche senza di me. Era un mio desiderio arrivarci e partecipare ma quell’evento ci sarebbe stato comunque indipendentemente dalla mia presenza.
Nel secondo caso il mio stare in vita sarebbe stato “determinante” perché l’evento-obiettivo potesse realizzarsi.
Quindi arrivare ad oggi era un punto di riferimento importante. Chi mi ha voluto bene e chi mi vuole bene, in questi mesi mi è stato vicino e per questo mi sembra giusto affermare e vivere questa mia gioia insieme a queste importanti (fondamentali risorse del mio vivere).
Nel farlo però ho pensato che fosse importante provare ad aggiungere qualche cosa alla, seppur importante,  condivisione della gioia.
Intendo dire che, anche in un momento come questo, può risultare utile “condividere” qualche ulteriore riflessione.
Naturalmente mi rendo conto che questo mio pensiero vada un po' oltre la condivisione di una gioia e, quindi, penso che a questo punto della lettura del post, possa essere del tutto naturale perdere l'interesse a ciò che cerco di trasmettere. So che ii miei pensieri  sono, come al solito, un po’ prolissi e pallosi.
Però fa parte un po' della mia personalità provare comunque a fissare un pensiero.
In questo caso quello che ho pensato di condividere nasce da una domanda che spesso mi sono sentito porre in questi mesi da molte persone con le quali ho trascorso momenti e ho condiviso questa fase della mia vita.
La domanda era : “ma come si fa ad affrontare certe situazioni e in particolare la malattia che nel nostro inconscio genera paura ed è associata ad una condanna, come fai tu, sorridendo, e con una manifesta serenità?”.
Ho riflettuto a lungo su questa domanda o su quesiti simili. In realtà non esiste una risposta specifica, però mi sono reso conto che “il come si fa” può collegarsi in modo diretto a quello che, da sempre, mi accompagna anche nella mia vita professionale, sostenendo le poche cose che cerco di trasmettere anche ai miei studenti.
Il tema è un po' complesso anche se in realtà si associa a concetti abbastanza banali.
In sostanza la mia attuale e felicità non è  che uno stato di vita che mi ha sempre accompagnato e rappresenta il risultato di alcune piccole “consapevolezze” ossia, prima di tutto, il credere che la vita, sia personale sia professionale, e quindi sia quella del singolo,sia quelle delle delle imprese, possa essere affrontata partendo da alcune considerazioni di base e rispettando qualche piccola regola.
Tra i “concetti” base rimane fondamentale quello della “condivisione”, ossia di muoversi cercando di vivere insieme agli altri le proprie esperienze cercando sempre quegli equilibri difficili da trovare che rafforzano la “comunione” di intenti, di comportamenti ma anche di tempi e modi dell’agire.
Essere uno solo nella consapevolezza di poterlo essere insieme ad altri/altre è un modo fondamentale sia per rafforzare il proprio agire, sia per cercare di non esasperare nell’agire il proprio punto di vista riconoscendo idee, spazi, interessi, aspettative, esigenze degli altri. E’ una sfida difficile ma strepitosamente vincente e gratificante. Io credo di potere dire che valga sempre, dal rapporto stretto con chi condivide ogni giorno la componente personale/affettiva della vita a quello meno continuativo, ma altrettanto significativo dei vari “compagni di strada” con i quali si condividono percorsi più o meno lunghi di vita anche nel campo professionale.
Credo sia altrettanto interessante associare un altro concetto che sto mettendo nero su bianco con una piccola considerazione, che potremmo definire di natura accademica, e che mi porta ad esplicitare (e condividere)un altro elemento del mio vivere.
La mia vita nel mondo dell'Accademia trascorrere serenamente nella più assoluta situazione di anonimato e di mancanza di formali riconoscimenti da parte del sistema a cui, più o meno impropriamente, appartengo.
Sono consapevole di questa assoluta marginalità che mi ha accompagnato praticamente da sempre.
Non nego che la cosa mi abbia addolorato, sia perché mi ha messo di fronte a una valutazione che, esprimendo un non  interesse e non apprezzamento per ciò che ho fatto/detto/scritto, mi ritornava un giudizio negativo sul mio fare parte di questo mondo.
Sia perché, inutile negarlo, mi è spesso risultato difficile non riflettere su alcune “carriere“ decisamente lontane da ciò che nella mia testa rappresentava un merito accademico.
Devo anche sottolineare come, in modo forse non propriamente intriso di umiltà, ho continuato, spesso mettendomi in profonda discussione, a portare avanti le mie considerazioni e le mie idee legate al tema che sto trattando.  
Sinceramente devo anche dire che in questi più di 35 anni il mondo dell'Accademia mi ha regalato la gioia legata al giudizio che più conta, secondo me, per chi tenta di trasmettere qualche contenuto.
Mi riferisco ai miei studenti e alle mie studentesse il cui affetto, che dura nel tempo, compensa ampiamente quel senso di marginalità che il sistema accademico mi ha regalato.
La considerazione di natura accademica nasce dal fatto che nell’affrontare il quesito a cui vorrei provare a rispondere devo richiamare uno dei concetti base del mio “provare ad insegnare qualche cosa”, ossia quello che caratterizza l'approccio al vivere “opportunità” in ogni sfida ed in ogni crisi.
Per tanti anni questo concetto/pilastro per me rilevante mi ha visto, come dire, un po' irriso dal mondo accademico che faceva molta fatica ad accettarne il significato è che, nella sostanza, l'ha sempre rigettato.
Oggi come per altri concetti altrettanto importanti (almeno per me), non riconosciuti e rigettati, trovo, con una certa sistematicità richiamato il tema della resilienza in articoli o manuali che parlano di management. Ed è' proprio l'approccio resiliente che riassume quel pilastro di cui vorrei parlare.
Credo che la vita rappresenti una grande opportunità in tutte le sue sfaccettature.
Certo quel richiamo alla felicità con la quale oggi faccio i conti nel momento in cui posso festeggiare la tappa dei 60 anni, non può dipendere esclusivamente dalla propensione ad affrontare il vivere, con le sue sfide, sempre e comunque basandosi sulla volontà di cogliere le opportunità che il vivere offre.
Non basta cercare costantemente una strada che porti ad arricchire il nostro partecipare al vivere.
Non basta fare tesoro delle esperienze nella convinzione che ogni tassello esperienziale rappresenti un mattone significativo del vivere.
Non basta nemmeno interpretare ogni momento ed ogni esperienza attraverso il filtro positivo, quello che nel gergo, semplicemente ed efficacemente, viene rappresentato con il bicchiere mezzo pieno.
Non basta nemmeno avere la consapevolezza di come ciò che stiamo vivendo potrebbe essere diverso (peggiore) di quanto oggettivamente sia.
Non basta, quindi, oggettivamente, vivere basandosi su questa modalità. Anche se in questo modo credo si possano determinare occasioni e si faciliti il vivere, cogliendone più efficacemente le potenzialità.
Io credo che, comunque, sia questo il “segreto” che, in qualche modo, può portare alla una risposta alla domanda che spesso mi è stata posta.
A questa considerazione di metodo ne aggiungo un’altra che, ugualmente, penso/spero possa aiutare a condividere un’esperienza e uno stato di felicità. Lo spunto me l’ha dato una canzone di Bob Dylan che,  inaspettatamente, mi ha mostrato un altro tassello del mio approccio al vivere.
Un altro pilastro che, con l'esperienza degli anni, ho imparato a rispettare (a volte con una certa fatica/sofferenza) per sostenere questo mio modo di vivere e che vale, a mio avviso, ancora una volta sia a livello personale sia a livello professionale.
Ho imparato che dobbiamo essere capaci di dire addio e non arrivederci a persone o situazioni che per motivi più disparati non sono compatibili con il nostro vivere, le nostre aspettative, le nostre emozioni.
Ho imparato che una volta verificato è messo anche in discussione un pensiero o un valore, il trovarsi in conflitto o sentirsi traditi o subire una distanza, richieda la capacità di tagliare e cancellare sia il rapporto sia le considerazioni che amaramente il rapporto negato o fallito porta con sè. 
Non serve, non aiuta e non fa bene provare a pensare ad un “arrivederci”. Si può e si deve “imparare” da ciò che l’incontro (o l’esperienza) ha offerto (nel bene o nel male) ma se l’incontro o l’esperienza ha generato negatività va chiuso escludendo un secondo incontro.
Associando al pilastro della resilienza questo ne deriva però l'esigenza di fare tesoro di quanto vissuto ossia non subirne solo gli effetti negativi ma “apprendere” sempre e comunque. Anche il credere nella possibilità (necessità) di apprendere, penso sia un altro importante pilastro che mi ha aiutato e mi sostiene nel mio vivere felice.
E qui concludo questa riflessione, ci sono arrivato e ora, prima di pormi altri obiettivi del vivere ho voglia di “godere” e di “condividere” il piacere di questo esserci felicemente ed in grado di assorbire con gioia quello che la vita e le persone intorno a me mi regalano quotidianamente.
Non sono felice "malgrado" perché ogni malgrado brucia e riduce la chimica generata dalla felicità.
Sono fortunato per un numero importante di motivi, ma soprattutto per quello che quotidianamente raccolgo attraverso le più disparate esperienze. Sono fortunato perché ogni giorno posso sorridere e condividere il sorriso con chi mi vuole bene.
Sono fortunato perché ogni giorno ho vicino a me persone da ascoltare, da cui imparare, persone con cui discutere e confrontarsi, ma anche persone che mi offrono l'opportunità di provare ad "insegnare" qualche cosa.
Sono fortunato per l'amore che ho attorno a me e per quello che riesco a vivere.
Sono fortunato perché posso coltivare il ricordo di chi non c'è più consapevole di quanto queste persone valgano e siano dentro e con me..

Ho un numero incredibile di grazie da rivolgere a chi, in vario modo, mi è vicino e ho provato a farlo rendendo chi mi vuole bene partecipe del mio essere felicemente arrivato a questa meta. 

sabato 22 febbraio 2014

Nuovo governo vecchie reazioni di un'italia sempre più neurodepressa

I commenti che accompagnano (nei social ma anche sui giornali) il nuovo governo sono lo specchio fedele del disastro che il craxismo/berlusconismo hanno generato nel senso "politico" degli italiani. 
Abbiamo i Prevenuti. Appartengono a questa categoria quelli che a) Renzi cambierà il mondo; b) e' un Letta con più donne; c) è il governo dei sogni per Berlusconi. 
Naturalmente in questa categoria troviamo quelli che un anno fa votarono in massa Bersani (i convertiti all'italiana); quelli che votarono consapevolmente il millantatore Giannino (sapendo di buttare via i propri voti), Grillo (sapendo di buttare via i propri voti) e quelli che vorrebbero tanto cambiare ma sostengono i conservatorismo sia a destra sia a sinistra. 
Abbiamo i dietrologi. A questa categoria appartengono quelli che non potendo più parlare della Family (letta) si sono aggrappati alla durata dell'incontro di Renzi con Napoletano per dichiarare il dimezzamento in fasce del neo primo ministro (capofila Il Fatto quotidiano), oppure annunciano già tosature immani nei confronti dei propri lettori (cambiano le minacce a seconda dei target dei giornali ma la sostanza non cambia). 
I cinici. A loro volta si dividono in due categorie. Il cinico consapevole e quello "stupido". Quelli consapevoli sono quelli del " a noi chi ci ammazza", quelli che da 30 anni continuano ad avere più potere, soldi, opportunità (e magari facendo sempre meno fatica), quelli che continuano ad avere sentieri privilegiati per il proprio vivere (e che ritengono un governo uguale agli altri perchè ne vedono sono il terminale del conservatorismo - oggettivamente senza potere essere troppo smentiti-). I secondi sono quelli del tirare a campare, quelli del "sono tutti uguali", quelli che guardano se le ministre giovani sono carine, quelli che "fatta la legge..", quelli "ho l'amico che..". Quelli che a furia di essere furbi si stanno trovando immersi nelle sabbie mobili della mnarginalità.
I rivoluzinari. Sono quelli che "addaveni..." e che si possono dividere tra chi evoca il grillo parlante, chi "il quando c'era lui", chi "la messa in sonno per qualche tempo della democrazia perchè gli italiani non sono compatibili con la democrazia"....pericolosi perchè, pur essendo nella maggior parte rivoluzionari con le ciabatte e dai divani, finiscono con l'influenzare le frange degli stupidi che non dimorano solo tra i cinici e da questi possono trarre qualche supporto per trasferire dai salotti alle piazze il loro spirito rivoluzionario.
A me piacerebbe che un governo si giudicasse dal fare (quello vero non quello delle tv) e si provasse (come in tutte le democrazie) a dare al neo governo i 100 giorni canonici per iniziare a giudicare. Magari provando a valutare non attraverso i filtri del bla bla bla dei propri gruppi di appartenenza ma facendo lo sforzo di attivare i propri neuroni. Ma so che costerebbe fatica a troppi.

domenica 29 settembre 2013

ce vogliamo raccontare giusta?

Uno degli enigmi più difficili da risolvere in Italia è legato al fatto che sulle questioni della politica in questo Paese non si sia mai in grado di raccontare in modo oggettivo i fatti. La stampa sembra incapace di rappresentare gli eventi senza interpretarli anche perchè una parte di questa è pesantemente influenzata dal legame proprietario che la lega al capo di uno dei maggiori gruppi politici italiani e accetta di tralasciare i più elementari principi che indirizzano la deontologia della professione di chi scrive sui giornali (o lavora per i media) raccontando frottole ai propri lettori/ascoltatori. Il problema è che, in generale, di rappresentazioni del come sono andate o vanno le cose se ne leggono poche e, spesso, molto parziali.
Proviamo a fare un  piccolo esercizio a poche ore da quella che sarà ricordata come una delle peggiori riaperture dei mercati per il nostro Paese con conseguenze che, temo, costeranno all'Italia interventi radicali e dolorosi.
Senza andare troppo lontano e ricordare come "un certo modo di interpretare la politica" abbia avuto il sopravvento negli anni ottanta, e senza ricordare che l'ipotetica fine di quel periodo venne plasticamente rappresentata dalla fuga del condannato Bettino Craxi, e senza entrare troppo nel dettaglio dei rapporti con il latitante in Tunisia di quello che immediatamente si orientò a diventare il punto di riferimento di quello stesso modo di interpretare la politica ossia Silvio Berlusconi, possiamo arrivare agli anni recenti.
Nel 2008 applicando una legge elettorale voluta dal centro destra, il cosi detto "porcellum" il Popolo delle libertà in alleanza con la Lega ottengono la maggioranza relativa nelle elezioni politiche e la maggioranza assoluta nei due rami del parlamento. I vincitori, forti di una maggioranza parlamentare potente e apparentemente inattaccabile, eleggono i presidenti delle due camere e formano un governo a guida di Silvio Berlusconi.
Di fronte alla crisi economica che, nello stesso anno, esplode in tutto il mondo il Governo Berlusconi, non interviene con azioni forti (che i numeri sarebbero in grado di sostenere) e, viceversa, attraverso le indicazioni del proprio ministro dell'economia, orienta il Paese ad un traccheggiamento che evita qualsiasi intervento forte sulla spesa, non interviene in alcun  ambito dell'economia - lavoro, finanza, pressione fiscale, evasione,strutture,opere pubbliche - anche perchè convinto che la "crisi sia temporanea e vicina alla conclusione". Nei tre anni successivi il premier Berlusconi e il suo ministro all'economia Tremonti più volte intervengono raccontando agli italiani che la crisi è soprattutto psicologica, che i ristoranti sono sempre pieni, che i dati macro indicano la ripresa in arrivo etc etc. Intanto i dati macro e micro tracollano, i centri studi di Confindustria e Banca d'italia impietosamente mostrano gli effetti di una mancata governance venendo attaccati duramente dal premier Berlusconi e dal ministro dell'economia Tremonti  (i responsabili degli uffici studi vennero ripetutamente attaccati e definiti Corvi e incompetenti, mentre l'allora Governatore della Banca d'Italia venne più volte attaccato dal governo).
Mentre il Paese tracollava il Governo cercava di imporre norme a tutela del premier, le emergenze sul tavolo del Governo, infatti, furono tutte orientate alla riforma del funzionamento della magistratura e all'emanazione di leggi che fossero in grado di ridurre il rischio di condanne al Premier Berlusconi.
La forzatura sul fronte delle norme ad personam e su quello della riforma della magistratura finirono per il generare qualche "mal di pancia" in una parte della compagine vincitrice delle elezioni con progressivo sfarinamento della maggioranza culminato in un vero e proprio tracollo in concomitanza con il manifestarsi esplicito degli effetti del non governo sul fronte economico.
Nel corso dell'autunno 2011 il Paese ha iniziato a manifestare segni di cedimento sempre più gravi e il sistema finanziario (prima), economico e politico (poi) internazionale ha iniziato ad attaccare l'Italia, sia attraverso il costo imposto dai mercati al rinnovo del debito pubblico (volgarmente e sinteticamente rappresentato dallo spread il cui indicatore, fino allora sconosciuto alle masse, finì con il rappresentare drammaticamente lo stato di malattia del Paese arrivando a superare abbondantemente la soglia dei 520 punti sui Bond tedeschi), sia attraverso l'imposizione di regole forti sulla gestione della finanza italiana e sull'incremento del debito pubblico (ossia attraverso l'imposizione di taglio e/o nuove tasse).
Di fronte a questo terremoto e in mancanza di una maggioranza in parlamento, il Premier Silvio Berlusconi decise di dimettersi.
Il Presidente della repubblica Giorgio Napolitano invece di sciogliere le camere e dare la parola agli elettori portò al Governo il professore Mario Monti nominato in fretta e furia senatore a vita.
Così il parlamento a maggioranza assoluta di centro destra votò un "tecnico" come primo ministro il quale raccolse anche i voti del centro sinistra giustificati dalla scelta di "responsabilità" suggerita dal Presidente della repubblica stesso.
Il governo "tecnico" di fronte alle rigide richieste (ineludibili e non trattabili) intervenne poco sulla spesa e discretamente sul fronte tasse ad esempio introducendo un primo aumento dell'Iva, un aumento dell'imposizione fiscale sulla casa (IMU) e votando un successivo aumento dell'Iva stessa per il 1 Ottobre 2013. Il governo (dove i tecnici puri erano affiancati da tecnici indicati dai due maggiori partiti che sostenevano la coalizione) varò anche alcune leggi in grado di modificare alcuni elementi che strutturalmente appesantivano il funzionamento del Paese (uno importante, sebbene un po' pasticciato, fu quello sul lavoro connesso a quello sull'età pensionabile), e varò  a furor di popolo (con la grancassa mediatica al sostegno da destra come a sinistra) la cosiddetta legge "Severino" sull'ineleggibilità e la decadenza degli amministratori pubblici con condanne pesanti e per reati "contro" lo stato.
In piena fase di lavoro il Governo Monti venne aggredito pesantemente dal principale pilastro sul quale si reggeva in parlamento, ossia il PDL che, pur votando ogni legge che il Governo presentava, iniziò a prendere le distanze dalla compagine ministeriale dando vita ad un balletto psicologicamente definibile come "bipolarismo", per un verso sosteneva il governo nelle sue azioni, per un altro non si riconosceva nelle decisioni che approvava.
Alla fine il "capo" del partito di maggioranza relativa PDL Silvio Berlusconi "stacco la spina" al governo Monti e il Paese andò a elezioni.
La campagna elettorale si giocò tutta sul bipolarismo, da una parte il Governo Monti accusato di essere tassaiolo, e sostenuto dai vecchi apparati del comunismo italiano, e dall'altra il capo della coalizione di centro sinistra che tra una birra e un toscano elargiva battute di stampo bucolico-ornitologico-psichedelico, in mezzo il "leader" di centro che le prendeva da ogni parte e sui lati un attore "prestato" alla politica il cui programma elettorale si riassumeva nel "tutti a casa...cazzo".
Il risultato (complice una legge elettorale allucinante mantenuta in vita dal precedente parlamento) è stato un drammatico pareggio  a tre.
La scelta della "politica" dopo i risultati elettorali è stata quella di dare vita ad una "grosse Koalition" all'italiana salutata da tutta la stampa (a destra come a sinistra) come l'emblema della pacificazione nazionale.
La famiglia Letta al comando e un governo con grandi numeri a manovrare le leve del Paese.
Pochi mesi di avvio nei quali il partito minoritario PDL spinto dal proprio capo e dai propri elementi di spicco (Brunetta, Santanchè, Verdini etc) ha finito con il bloccare ogni intervento in grado di attaccare la crisi o agevolarne il superamento basando la propria presenza esclusivamente su  due richieste esplicite, eliminazione dell'IMU sulla prima casa e eliminazione dell'aumento IVA previsto per ottobre 2013. Nessun provvedimento è stato preso nei mesi di governo per modificare la struttura fiscale che uccide la capacità delle imprese di operare, nessun intervento sul cosiddetto "cuneo fiscale", nessun provvedimento sul fronte "lavoro", nessun provvedimento sul taglio delle spese e, in sostanza, nessun intervento in grado di eliminare l'IMU sulla prima casa e di non dare applicazione alla legge sull'aumento dell'IVA voluto dal governo Monti a maggioranza PDL.
Quindi un governo che non ha governato e si è limitato a litigare su IMU e IVA senza essere in grado di toccare alcuno dei temi scottanti di governance bloccato, appunto, da questi imperativi imposti da Silvio Berlusconi e dalla sua coorte.
Gli effetti di questo non governo sono stati palesati (ancora una volta) dai centri studi, che drammaticamente hanno reso evidente lo stato del paese assai diverso da quello raccontato dal Governo e dai media. Disoccupazione in crescita esponenziale (con punte del 40% per i giovani), tassazione solidamente al di sopra di un livello compatibile con l'esigenza di investire nel rilancio delle imprese o dei consumi, produzione in continuo calo, debito pubblico in continua crescita, rapporto tra produzione e debito pubblico superiore alla soglia oltre la quale l'Unione Europea applica sanzioni).
Questo è oggi lo stato del Paese oggi 29 Settembre 2013.
In parallelo a questa descrizione abbiamo un'altra storia fatta di processi, di leggi per evitare processi e condanne (da quella sul falso in bilancio a quelle sulle prescrizioni) e legata alle vicende personali di un signore che, nel suo operare quotidiano, si è trovato troppo spesso a tu per tu con regole che non sempre ha rispettato e non è riuscito a modificare ex post.
Tra i processi che il signore in questione (oggi festeggiante il proprio 77mo compleanno: Silvio Berlusconi) uno, miracolosamente, è riuscito ad arrivare alla propria naturale conclusione, senza prescrizioni varie e senza interventi a posteriori per evitare le condanne. Il signore in questione è stato condannato definitivamente a 4 anni per evasione fiscale e, in conseguenza alle leggi che lui stesso ha votato, prima, e celebrato, poi in campagna elettorale, deve decadere da Senatore e non può essere eletto per i prossimi sei anni.
Invece di "accettare" gli effetti dell'applicazione di leggi dello Stato che ha a lungo rappresentato il signore in questione da 57 giorni "ricatta" il Paese chiedendo che le leggi dello Stato (ad iniziare da quella da lui votata e celebrata) non siano applicate a lui.
Il ricatto lo porta a imporre ai propri 181 deputati le dimissioni "in bianco" a scadenza legata all'applicazione della legge da lui stesso votata (e da molti dei 181 presenti nel precedente parlamento).
Il ricatto porta lo stesso signore a imporre le dimissioni ai ministri legati al suo partito con conseguente crisi di Governo.
Per riassumere nelle prossime ore l'effetto combinato di una serie di veti che hanno impedito interventi forti da parte del governo di coalizione e di un ricatto contro l'applicazione della legge votata da un parlamento in forma plebiscitaria porteranno a:
a) attacco pesante alla finanza italiana con effetti fortemente depressivi sui titoli borsistici e sui risparmi degli italiani (e ulteriore riduzione di barriere all'entrata di investitori stranieri eventualmente interessati alle spoglie di qualche nostra impresa);
b) aumento vertiginoso del costo del rinnovo del debito per effetto del nuovo aumento dello spread;
c) applicazione della legge sull'aumento dell'IVA voluto dal precedente governo a maggioranza PDL con conseguente ulteriore effetto depressivo sull'economia del Paese;
d) non conversione del decreto sull'IMU prima casa con pagamento della stessa entro la fine dell'anno;
e) non conversione del cosiddetto decreto del "fare" che eliminerà alcuni interventi tampone a sostegno dell'economia.
Questa è la storia senza fronzoli e interpretazioni. Lunga da scrivere perchè racconta 5 anni come difficilmente sono stati raccontati.
E' una storia con un finale da scrivere ma che costerà molto agli Italiani e, soprattutto, alle fasce deboli di questo Paese già in grossa difficoltà.
Un finale che potrebbe portarci a nuove elezioni con un sistema elettorale allucinante, ulteriori mesi di "non governo" e le premesse di un vero e proprio commissariamento da parte della Commissione Europea con effetti "tipo Grecia" che, ancora una volta, finiranno con il fare male a  chi è più debole.
Prosit

venerdì 22 febbraio 2013

Elezioni: come finirà?

Ormai siamo arrivati alla fine di questa campagna elettorale e tra poche ore andremo a votare. Iniziano già a circolare ipotesi sui risultati che si basano su quello che i sondaggi, più o meno segreti, provano a suggerire.
Senza l'ausilio di questi strumenti di rilevazione provo a tracciare un quadro del risultato che, dal mio osservatorio molto personale si andrà delineando dalle ore 14 di lunedì 25 Febbraio.
Iniziamo da una constatazione da queste elezioni esce un sicuro perdente ed è il cittadino italiano o, meglio, il Paese.
La campagna elettorale, infatti, non ha proposto nulla (o quasi) di concreto, da nessuna parte politica si è provato a fare proposte reali, costruttive, concretamente e sistemicamente  attuabili. Quando si è provato a farlo si è comunicato male e parzialmente il proprio pensiero.Tanti slogan concentrati su pochissimi temi, la maggior parte dei quali di impatto ma mininali se valutati in prospettiva di governo (uno fra tutti il tema IMU sulla prima casa). La campagna elettorale ha messo in evidenza la pochezza della classe politica e delle organizzazioni politiche, ma, soprattutto, ha reso chiaro il "pensiero" della politica sull'elettorato. In sostanza chi più e chi meno ha ritenuto di rivolgersi all'elettore attraverso semplificazioni, battute, provocazioni senza costrutto considerandolo incapace di "ragionare". Inoltre, la campagna elettorale si è andata ancora più che nel passato, polarizzando sulle "facce" dei candidati premier (o "candidati non si sa se premier" come Berlusconi, o "Non candidati Premier ma è lo stesso" come Grillo, o "ex candidati premier come Giannino"). Personalizzazione che non ha avuto nemmeno l'opportunità di svilupparsi appieno attraverso un bel confronto televisivo tra le "facce" soprattutto per la furbetta volontà di evitare confronti manifestata da Berlusconi e Grillo.
La sconfitta del Paese si potrà leggere attraverso i numeri che ci verranno mostrati lunedì a metà pomeriggio sulla composizione del senato. Purtroppo la previsione è quella di numeri che indicheranno l'inconsistenza di una prospettiva di stabilità (con una Camera maggioritaria secondo quanto previsto dal Porcellum e un Senato dove difficilmente, anche con l'apporto di Monti e dei centristi si registrerà un fronte maggioritario solido). Da lunedì notte vedremo come reagiranno mercati, spread, alleati internazionali etc etc.
Oltre alla riflessione macro come andranno le elezioni a livello micro?
Proviamo a buttare giù qualche riflessione da "fanta politica".
Tra i vincitori apparenti avremo Grillo e il movimento 5 stelle. Numericamente la vittoria sarà inattaccabile, che il movimento arrivi o superi o si avvicini alla soglia del 20% sarà del tutto indifferente, l'idea stessa che un movimento da zero arrivi ad avere circa (o più) di un quinto dell'elettorato rende inoppugnabile la vittoria. Vittoria di approccio, vittoria di metodo, vittoria di strategia. Sarà una vittoria reale? Difficile a dirsi perchè mandare in parlamento con il meccanismo delle parlamentarie (sul mulino il processo è ben studiato da Federico Fornaro) è davvero un grande rischio sia per la "stabilità" degli eletti, sia per la professionalità e competenza specifica di chi dovrà legiferare in una momento tra i più drammatici della storia del Paese.
Altri vincitori? Difficile individuarne. Maroni potrebbe risultare vincitore (ma il vento delle ultime ore pare orientato in modo avverso al suo progetto) ma anche da eletto si troverebbe con un partito decimato, una prospettiva di diaspora e di implosione del "Modello lega" già in pratica avviata dal sindaco Tosi. La scelta di "correre" e di farlo abbracciando Berlusconi alla fine si dimostrerà mortale per il vertice leghista.
Indirettamente un vincitore sarà lo "sconfitto" d'autunno ossia Matteo Renzi al quale il ridimensionato sistema PD dovrà finire con il chiedere in ginocchio di farsi portatore del cambiamento. Ma questo tema meriterà un ulteriore approfondimento.
Sconfitti? Molti in modo schiacciante, alcuni in modo mediato.
Sicuramente i "vecchi arnesi" della politica. I Fini, Casini, Larussa, la cui consistenza elettorale verrà del tutto annullata più che ridimensionata. Sconfitto Giannino la cui patologica propensione alla millanteria ha reso inconsistente un approccio diverso e strutturato al tema politico. Sconfitta (con il dubbio sulla partita del governatore di cui sopra) la Lega, la cui scelta di giocare tutto sul grande nord senza il "coraggio del passo indietro" livello politico nazionale  e la cui folle decisione di allearsi con Berlusconi finirà per rendere chiaro il ridimensionamento del movimento e aprirà la strada ad un processo di revisione interna dagli sbocchi imprevedibili.
Sconfitto sarà Ingroia e con lui l'intero gruppo dirigente (vecchio e nuovo) che non troverà posto in parlamento e contribuirà direttamente a rendere impossibile alla sinistra riformista di avere un ruolo forte nel rilancio del paese. La perenne maledizione dell'ideologia massimalista a vocazione autodistruttiva che si perpetua.
Sconfitto sarà Monti che nel giro di un paio di mesi si troverà da salvatore della patria a leader capace di raccattare poche percentuali di punti (a questo proposito credo sia giusto ricordare che solo quaranta giorni fa si ipotizzava la valutazione positiva o negativa del risultato di Monti partendo dalla soglia del 15%!!) con l'oggettiva possibilità di non potere essere nemmeno determinante nella costituzione di una maggioranza SOLIDA al senato per una nuova "grande coalizione".
Sconfitta l'alleanza riformista di sinistra (o centro sinistra se vogliamo considerare anche il cavallo di razza Tabacci). Sconfitta perchè dimostrerà di non avere saputo "portare a casa" il risultato che i disastri del sistema Berlusconi hanno generato, perchè dimostrerà di non avere colto il vento del cambiamento o di non essere stata in grado di spingere il proprio apparato a farsi da parte per lasciare che il cambiamento spingesse le proprie vele. Partire in campagna elettorale con sondaggi superiori al 40% e ritrovarsi a "sperare" che Monti possa assicurare la governabilità sarà l'emblema della sconfitta. Sconfitta che, a differenza di tutte quelle precedentemente descritte, potrebbe lasciare un piccolo margine di recupero qualora il leader fosse in grado di un formidabile colpo di reni lanciando un progetto di governo davvero innovativo supportato da scelte di ministri e sottosegretari altrettanto "diversi" dal passato (anche qui credo valga la pena di andare a leggere le indicazioni di "nomenclature" che solo 40 giorni fa dalla Puppato ai maggiori esponenti del PD andavano ipotizzando - D'alema agli esteri, Veltroni/Vendola alla cultura, Bindi al welfare.......). Ne avrà il talento? Ne avrà la forza? Ne avrà l'opportunità?
Capitolo a parte riguarda Berlusconi.
La contraddizione vivente dello scenario politico italiano rimarrà tale anche da lunedì. Premettendo il fatto che, purtroppo, le intenzioni di voto spesso si nascondono (per vergogna?) quando si riferiscono al cavaliere (il che potrebbe ancora una volta portare ad un risultato maggiore di quanto si paventi oggi), pare abbastanza difficile immaginare un risultato diverso da quello che possa collocare il suo raggruppamento ad un ruolo secondario per il futuro sistema di maggioranze, soprattutto laddove la sfida del nuovo governo (a difficile maggioranza stabile) dovesse orientarsi dall'inizio verso proposte di "legittimità" e di riordino del sistema di regole (con la sostanziale possibilità di ricevere supporto importante dal movimento Grillino). Diverso potrebbe essere il ruolo di intermediazione (qualcuno potrebbe dire di ricatto)che Berlusconi potrebbe giocare sul campo prettamente economico, ma anche in questo caso risulterà difficile immaginare un sistema di scambio che potesse prevedere i salvacondotti a cui da sempre mira il Cavaliere con riferimento alle proprie condizioni patrimoniali e penali. Da questo punto di vista il ventilato super successo di Grillo potrebbe essere la cartina di tornasole della sconfitta del signore di Arcore.
Come sempre rimane la speranza di un elettorato in grado di valutare oltre i limiti della campagna elettorale e dei registi della stessa. Dobbiamo augurarci di non dovere ricordare la frase cult del film di Salvatores "mediterraneo"......